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Neurodivergenze

Neurodivergenza e identità: smettere di vedersi come "rotti" e iniziare a capire come si funziona davvero

Davide Etzi — Behavioral Scientist · Psicoterapeuta 29 Gennaio 2026 12 min di lettura
Neurodivergenza e identità: smettere di vedersi come "rotti" e iniziare a capire come si funziona davvero
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La parola "neurodivergenza" — coniata dalla sociologa autistica Judy Singer nel 1998 — ha cambiato il modo in cui la psicologia e la società guardano alle differenze neurologiche. Invece di concettualizzarle come deficit rispetto a una norma, il modello della neurodivergenza le descrive come variazioni naturali del funzionamento neurologico umano: non rotte rispetto a un originale corretto, ma diverse. Questa distinzione non è solo semantica: ha implicazioni profonde per come le persone neurodivergenti si relazionano con sé stesse, con la propria storia e con il proprio futuro.

Il modello del deficit e il suo costo psicologico

Per decenni — e in molti contesti ancora oggi — le neurodivergenze sono state presentate esclusivamente attraverso il prisma del deficit: ciò che manca, ciò che non funziona, ciò che deve essere corretto o compensato. Questo approccio ha un costo psicologico misurabile: alti tassi di depressione, ansia e bassa autostima nelle persone neurodivergenti, alimentati non tanto dalla neurodivergenza stessa quanto dal messaggio continuamente ricevuto che il proprio modo di essere è sbagliato. La ricerca mostra che l'accettazione della propria neurodivergenza — non la rassegnazione, ma la comprensione e l'integrazione — è uno dei predittori più forti di benessere psicologico in questa popolazione.

Le aree di forza tipicamente associate alle neurodivergenze

Il percorso di integrazione identitaria

Il lavoro psicologico sull'identità neurodivergente non consiste nel convincersi che "va tutto bene" — le difficoltà reali esistono e devono essere affrontate con strumenti concreti. Consiste nel costruire una narrativa di sé che includa sia le difficoltà che i punti di forza, che sostituisca la vergogna con la curiosità verso il proprio funzionamento, e che trasformi l'energia spesa a "fare finta di essere normali" in energia disponibile per essere pienamente sé stessi.

"Neurodivergente non significa rotto. Significa che il tuo sistema operativo è diverso da quello della maggioranza — con i propri bug e le proprie caratteristiche uniche che nessun sistema standard possiede." — Davide Etzi, Psicologo
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Davide Etzi
Behavioral Scientist · Psicologo · Psicoterapeuta

Fondatore di HUMANEV®. Si occupa di assessment psicometrico, coaching esecutivo, psicoterapia sistemico-strategica e supporto alle neurodivergenze. Roma e online.

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