In un mondo organizzativo sempre più globale, la tentazione di utilizzare gli stessi strumenti di assessment in tutti i contesti culturali è forte — e comprensibile. Tradurre un test validato in inglese in italiano, spagnolo o cinese sembra un passo sufficiente per renderlo utilizzabile in quei contesti. Non lo è. La validazione cross-culturale degli strumenti psicometrici è un campo di ricerca complesso e tecnicamente sofisticato, e le sue implicazioni pratiche per le organizzazioni multinazionali sono concrete e importanti.
Il problema della validità cross-culturale opera a più livelli. Il livello più superficiale — e più facile da affrontare — è la traduzione linguistica: assicurare che i termini utilizzati nel test abbiano equivalenze semantiche accurate nella lingua target. Ma anche una traduzione perfetta non garantisce l'equivalenza psicometrica, perché le costrutti psicologici stessi — personalità, intelligenza, motivazione, valori — sono influenzati dalla cultura in modi che la sola traduzione non cattura.
"Usare uno strumento psicometrico in una cultura per cui non è stato validato non è semplicemente impreciso — è potenzialmente discriminatorio. Le decisioni di selezione o promozione basate su punteggi che non hanno lo stesso significato cross-culturale sistematicamente avvantaggiano o svantaggiano certi gruppi in modo non riconosciuto." — Davide Etzi
Le organizzazioni multinazionali che vogliono fare assessment in modo eticamente e scientificamente corretto devono verificare la disponibilità di versioni validate per ogni contesto culturale in cui operano, richiedere ai fornitori di strumenti documentazione esplicita sulla validità cross-culturale, e essere cauti nell'interpretazione comparativa di profili provenienti da contesti culturali diversi. Non è un dettaglio tecnico: è una questione di equità e di accuratezza delle decisioni sul capitale umano.