Un racconto lungo, non un paper. Come è nato Humanev con Claude Code, una base di competenze di programmazione e neuroscienza computazionale, e la consulenza del migliore dei consulenti: Giuseppe Cuccu, uno che l'AI l'ha costruita davvero.
«Ho tutto», dice. Poi pausa. «E non mi sento più dove sono.» È una donna, fine quaranta, una carriera che funziona, una vita che da fuori si direbbe a posto. Siede nella poltrona di fronte alla mia. Non ha un problema, ha una frase. Una frase che, nei sei mesi precedenti, ho sentito sei volte da sei persone diverse, con biografie diverse, con lo stesso corpo dentro le parole.
Quando la stessa frase torna sei volte in sei mesi, in sei stanze diverse, smette di essere un sintomo individuale e inizia a essere un segnale collettivo. Humanev è nato da quella frase ripetuta.
Lo dico all'inizio, così ci togliamo l'eventuale ansia da prestazione. Non sto per servirti un articolo scientifico. Il paper scientifico, a doppia firma con Giuseppe Cuccu, lo stiamo scrivendo insieme in questi mesi. Uscirà nei prossimi. Qui voglio raccontarti, con la calma e lo spazio che merita, come è nato Humanev. Una storia partita in uno studio di Roma che nel giro di due anni, un po' alla volta, è diventata un'infrastruttura.
Ti chiedo un quarto d'ora di lettura. Niente slide. Niente bullet roboanti. Qualche paragrafo lungo, qualche pausa, qualche nome proprio. Alla fine dovresti sapere tre cose: chi c'è dietro Humanev, cosa stiamo costruendo e per chi.
Per quindici anni ho fatto più o meno lo stesso lavoro. Psicoterapia sistemico-strategica in seduta, coaching ontologico-trasformazionale con i manager, assessment in azienda per le persone che stavano cambiando ruolo. Mi piace così, questo mestiere. Si fa uno alla volta, si guarda un sistema nervoso negli occhi, ci si prende il tempo che serve.
Poi, nell'ultimo anno e mezzo, è successa una cosa a cui non ero preparato. Le liste di attesa sono diventate ingestibili. Non per virtù mie, sia chiaro. Per un cambiamento della domanda. Le persone che arrivavano chiedevano qualcosa di nuovo, che non riducevo più alla parola «sintomo clinico». Un disagio di senso, di direzione, di identità. Manager in transizione. Professionisti travolti dalla fatica. Genitori che non sapevano più come leggere sé stessi prima dei propri figli. La vecchia mappa aveva smesso di funzionare e la nuova non si vedeva ancora.
Davanti a quella domanda crescente mi sono posto la classica domanda scomoda, una di quelle che se uno non evita gli cambiano la traiettoria. Cosa faccio con tutto questo? La risposta onesta è arrivata lentamente, in mesi. Non posso rispondere solo con il mio tempo. Mi serve un contesto che ampli quello che so fare, senza snaturarlo.
A un certo punto il mio sito è stato attaccato. Qualcuno aveva installato ai suoi margini attività fraudolente: una cosa seria, invisibile a chi non sapeva cercarla, che avrebbe potuto fare danni. Ho scritto un messaggio a Mattia Porru, chiedendogli aiuto. Mattia capisce di sistemi, ha gestito l'emergenza con calma. Poi mi ha detto una cosa che non dimentico: «Davide, c'è una persona che dovresti conoscere. Non solo per il sito. Per quello che stai pensando di costruire.» Mi ha messo in contatto con Giuseppe Cuccu.
Giuseppe arriva in videochiamata. Primo colloquio, un'ora. Nei primi quindici minuti avevo già capito che era la persona giusta. Ho detto sì appena ho chiuso la chiamata. Ho ringraziato Mattia per una settimana, ogni tanto ricomincio.
Giuseppe ha fatto ricerca all'IDSIA di Lugano, uno dei laboratori fondativi dell'intelligenza artificiale moderna. Dottorato in machine learning all'Università di Friburgo. Due Best Paper Award in venue internazionali di primo livello. Ha creato framework di machine learning adottati in ricerca e in industria.
Ha consegnato sistemi reali con impatto misurabile: risparmi nell'ordine dei milioni di dollari annui per General Electric, sistemi di trading che battono l'S&P 500. Oggi è AI & Machine Learning Scientist in Exin, a Fribourg, in Svizzera.
Giuseppe è schivo, non ama comparire sui social, ma su Humanev ha messo la firma. Ha un ruolo preciso: è il mio consulente sulla parte AI e machine learning. Supervisiona l'architettura dei modelli, le scelte algoritmiche, la pipeline che aggiorna i programmi sulla base del feedback reale, i sistemi di misura che rendono verificabile il lavoro clinico. Contenuti, processi e programmazione dei percorsi li ho scritti io, in prima battuta, usando Claude Code come strumento. Giuseppe tiene dritta la parte tecnica più profonda, quella che senza uno del suo livello diventa fragile in tre mesi. Il suo profilo pubblico è linkedin.com/in/giuse.
Humanev è un hub infrastrutturale con esperienza integrata di machine learning e AI, che si collega ai miei percorsi di psicologia, psicoterapia e coaching. In pratica: otto programmi fondati sulla behavioral science, pensati per accompagnare persone e organizzazioni nei momenti di trasformazione, costruiti sul confine fertile tra psicologia clinica, neuroscienze, economia comportamentale e ricerca sociale. Qualcuno, ascoltandomi raccontarlo, ha detto: «hai messo a sistema quindici anni di studio». Prendo la descrizione, mi sta bene.
Quello che tiene insieme i percorsi è un metodo, più ancora che un tema. Humanev costruisce contesti di pratica, non cataloghi di contenuti. Un contenuto lo consumi. Un contesto lo attraversi. La differenza, per chi fa questo lavoro, è tutta lì.
La piattaforma, i contenuti, i processi dei percorsi li ho scritti io in prima battuta, con Claude Code come strumento di programmazione. Giuseppe Cuccu fa da consulente scientifico sulla parte AI e machine learning, che è la spina dorsale tecnica dell'ecosistema e il motore che tiene i programmi vivi nel tempo. Senza Giuseppe, quello che costruisco regge un mese. Con Giuseppe, regge tre anni.
La piattaforma digitale regge la parte di pratica quotidiana (moduli, esercizi, un diario che torna). Le persone, il gruppo, le sessioni vive, in presenza fisica o in videoconferenza, restano il punto in cui qualcosa si sblocca davvero. Ogni programma è accessibile in tre modalità di compartecipazione, pensate per adattarsi al punto in cui ciascuno si trova.
Nessun programma di Humanev è nato al tavolo di un ufficio marketing. Ciascuno è nato da un nodo reale incontrato in seduta, in consulenza, in un'aziendale, nel corso degli ultimi tre anni. Sono risposte strutturate a richieste concrete di pazienti e clienti, ripetute abbastanza volte da smettere di essere casi isolati e diventare domande collettive. Cambi di Rotta è nato dall'osservazione di quante persone arrivavano in terapia dicendo «so cosa devo cambiare, ma non ci riesco». Modern Capitalism Fatigue è nato dall'ascolto di una generazione di professionisti che non chiedeva di lavorare meno, ma che il lavoro avesse senso. Dal rumore a te è nato dal moltiplicarsi di richieste di persone competenti che si sentivano invisibili, o peggio, intercambiabili. Maestria Osmotica è nato dai leader che non volevano tecniche, volevano spessore.
Dopo il nodo è venuto il metodo. Ricerca sui costrutti scientifici più solidi, progettazione degli esercizi interattivi, verifica clinica dei protocolli, iterazione. Poi la piattaforma, che ho scritto io con Claude Code, pensata perché i contenuti avessero l'effetto di un contesto, non di un manuale. I percorsi si alimentano con AI e machine learning: apprendono dal feedback reale, aggiornano i moduli, personalizzano gli esercizi. La parte tecnica più profonda è sotto consulenza scientifica di Giuseppe Cuccu, che la tiene in piedi nel lungo periodo. Poi i pilota, con persone reali, feedback reali, aggiustamenti reali.
Otto moduli per capire dove ti trovi, cosa sta cambiando, cosa puoi fare adesso. Esercizi interattivi, strumenti concreti, risultati immediati.
Su cosa verte Soglia, identità, lavoro nell'era AI, riprogettazione esistenzialePer chi sa di dover cambiare qualcosa ma resta fermo. Lavora su resistenze, convinzioni e meccanica reale del cambiamento.
Su cosa verte Resistenze, convinzioni, tentate soluzioni, meccanica del cambiamentoPer chi deve passare dal pensare al fare. 12 settimane per un nuovo posizionamento e una disciplina di esecuzione.
Su cosa verte Posizionamento professionale, esecuzione, decisioni, disciplina strategicaPer chi sente di aver perso il contatto con la propria voce. Un percorso più clinico sulla costruzione di un'identità autentica.
Su cosa verte Voce, autenticità, visibilità non narcisistica, riconoscibilitàPer chi lavora con le persone. Competenze che si assorbono per osmosi nelle relazioni profonde.
Su cosa verte Ascolto, influenza, conflitto, leadership adattiva, presenzaPer chi sente il peso di un sistema che chiede sempre di più senza restituire senso. Integra psicologia, economia comportamentale e analisi sociale.
Su cosa verte Fatica sistemica, senso, sfruttamento interiorizzato, scelte concreteFotografa dove sei su dimensioni chiave del funzionamento psicologico e professionale. Il punto di partenza per qualsiasi percorso.
Su cosa verte Funzionamento psicologico, potenziale, lettura di sé, punto di partenzaEsplora le dinamiche psicologiche del capitalismo contemporaneo. Il compagno di lettura dell'intero ecosistema.
Su cosa verte Lavoro, consumo, valore personale, equilibrio economico e psichicoDi tutti i programmi, quello su cui mi sento di soffermarmi in modo diverso è l'HDPA, Human Development Profile Assessment. Lo tratto a parte perché, in tutta onestà, ribalta qualcosa che in Italia diamo per scontato da trent'anni nel mondo dell'assessment organizzativo.
L'assessment tradizionale, nella sua versione più diffusa, ruota attorno a tre livelli di misurazione. Il primo livello è l'output: KPI, revenue, retention, churn. I numeri. Visibili, ma tardivi: quando peggiorano, la causa è successa sei mesi prima. Il secondo livello è il comportamento osservato: feedback 360°, performance review, assessment center tradizionali. Utili, ma filtrati dalla desiderabilità sociale. Il terzo livello è l'autodichiarazione: engagement e climate survey. Utili, ma ad alto bias.
Su questi tre livelli esiste un'intera industria. Eppure la varianza residua tra team identici, a sei mesi, resta. La stessa domanda che mi arriva spesso dai CHRO e dai board: come mai due unità con stesso profilo a carta, stessi KPI attesi, rendono in modo opposto? La risposta che mi sono dato, in anni, è che manca un quarto livello.
HDPA è un tentativo di misurare il livello 04 senza ricadere nei limiti dei singoli strumenti. Integra undici modelli scientifici internazionali in un profilo unico, leggibile, azionabile. Non giustapposti, triangolati: dal Cattell 16PF ai Big Five di Costa e McCrae, dai Team Roles di Belbin alla leadership trasformazionale di Bass e Avolio, dall'intelligenza emotiva di Goleman ai drive motivazionali di McClelland, dagli stili di conflitto di Thomas-Kilmann ai derailer di Hogan, dai valori di Gordon-Super ai bisogni sotto stress di Birkman, fino all'orientamento vocazionale Holland RIASEC. 483 item calibrati, 21 sezioni, sei assi di profilo, tre formati: psicometrico, live con osservazione strutturata, full assessment center.
Primo. L'autodichiarazione non è la verità. Nelle engagement survey le persone scrivono ciò che possono permettersi di scrivere, non ciò che pensano, soprattutto in contesti dove la risposta potrebbe avere conseguenze sul ruolo. HDPA riduce il bias combinando item diretti, scelta forzata ipsativa, situational judgment test, scale di validità interne, osservazione comportamentale dal vivo quando il formato la prevede. Cambia la fonte del dato, non solo il test.
Secondo, ed è quello che mi preme di più. Il dato individuale appartiene alla persona, non all'azienda. Il patto clinico di HDPA prevede tre passaggi: un briefing formativo prima della somministrazione; una restituzione personale tra assessor e partecipante prima di qualsiasi condivisione con l'organizzazione; una condivisione consapevole, decisa dalla persona, su cosa e come portare all'azienda. Questo è possibile perché HDPA viene erogato esclusivamente da psicologi iscritti all'Albo, psicoterapeuti o behavioral scientist. Non lo somministra un coach senza titolo, non lo interpreta un consulente senza formazione clinica.
Perché questo ribalta il paradigma? Perché lo standard del mercato è l'opposto: un provider generico somministra un test, il report va in azienda prima ancora che la persona abbia avuto il tempo di leggerlo, la persona scopre di essere stata letta quando la decisione su di lei è già presa. Il dato raccolto in un contesto di sfiducia è un dato sporco. La qualità del dato dipende dal patto con chi lo dà.
Gli assessment HDPA sono pronti e tarati, disponibili da subito. I pilota dei percorsi, invece, partono su invito nei prossimi mesi.
Se Humanev ha una porta d'ingresso, è Limen Reboot. Il nome viene dalla parola latina limen, soglia: quel punto preciso in cui il vecchio non funziona più e il nuovo non si vede ancora. Gli antropologi che hanno studiato i riti di passaggio lo chiamavano stadio liminale. La scienza del comportamento lo chiama finestra di apertura. Le persone in studio lo chiamano, con parole loro, «il momento in cui tutto mi sembra stonato».
Reboot è il gesto di spegnere il sistema che non funziona e riavviarlo consapevolmente, con istruzioni nuove. È una riprogettazione esistenziale. La domanda sottesa è scomoda e contemporanea insieme: chi sono io, se quello che facevo lo può fare anche un algoritmo?
Limen Reboot affronta questa domanda con rigore scientifico e cura clinica. Otto moduli, ventiquattro esercizi, tre ritorni del diario, tempo indefinito per attraversarlo. È gratuito. Per tutti: aziende, scuole, istituzioni, singole persone. Perché certi strumenti non possono essere un privilegio di chi se li può permettere.
I programmi integrano approcci evidence-based. Psicologia clinica, per chiamare le cose con il nome giusto e distinguere la salute dalla sofferenza. Neuroscienze, per capire come il cervello impara, cambia, disimpara e ri-impara a qualsiasi età. Economia comportamentale, per riconoscere i bias che ci fanno decidere peggio di quanto sappiamo di poter decidere. Ricerca sociale, per non isolare mai la persona dal contesto che la abita.
Gli approcci terapeutici che preferisco, e che sono la spina dorsale clinica del progetto, sono due, in quest'ordine. La psicoterapia sistemico-strategica, perché lavora sulle tentate soluzioni disfunzionali, quelle strategie che mettiamo in atto per stare meglio e che, nel ripetersi, diventano il problema. Il coaching ontologico-trasformazionale, perché apre alla domanda radicale su chi siamo quando smettiamo di definirci solo per il ruolo. A questi si affiancano EMDR per il lavoro sul trauma, CBT per i protocolli sui disturbi d'ansia, e quando serve, un'alleanza con la neuropsichiatria.
Una cosa va detta con chiarezza. Questi programmi non sostituiscono un percorso di psicoterapia, una consulenza professionale o un trattamento medico. Hanno finalità educativa, divulgativa, di crescita personale. Se stai attraversando una difficoltà significativa, rivolgiti a un professionista della salute mentale certificato. La psicoterapia individuale resta un percorso di valore incommensurabile, e continua a essere il cuore del lavoro clinico dentro Humanev.
Delimitare rende le cose più desiderabili per chi le incontra davvero, e più oneste per tutti gli altri.
Sei in un momento di soglia, in cui il vecchio non funziona più e il nuovo non si vede ancora? Parti da Limen Reboot. Gratuito, su invito, dall'estate.
Sei in uno stallo conosciuto, sai cosa devi cambiare ma non ci riesci? Parti da Cambi di Rotta.
Hai bisogno di ridisegnare la strategia professionale e metterla a terra? Parti da Evolvi.
Serve orientamentoDi ritrovare la tua voce nel rumore? Dal rumore a te.
Di guidare persone con più spessore? Maestria Osmotica.
Di leggere la fatica che senti come fenomeno sistemico? Modern Capitalism Fatigue, con Guarire dal Capitalismo come compagno di lettura.
Di una fotografia iniziale chiara? HDPA Assessment.
Serve uno strumentoUna piattaforma, da sola, non basta. Il cambiamento succede sulla soglia tra due luoghi: quello in cui pratichi da solo, con il tuo tempo e la tua lentezza, e quello in cui ti esponi agli altri. Nelle modalità con gruppo o uno-a-uno, la piattaforma regge la pratica quotidiana, mentre le sessioni in presenza, fisica o in videoconferenza, restano il punto in cui qualcosa si sblocca. Il sistema nervoso umano, quello vero, si regola ancora guardando un altro sistema nervoso negli occhi. Nessuna tecnologia ha ancora sostituito quel passaggio. Quando tocca temi profondi, probabilmente non dovrebbe. Per questo Humanev è phygital e non solo digital.
Micro-testimonianze da persone che hanno solo sbirciato i sistemi. Non li hanno ancora attraversati, non sono beta tester in senso pieno. Hanno visto la mappa, hanno aperto la porta, hanno fatto qualche domanda. Riportate con il consenso di chi le ha pronunciate. Nessun nome, nessun cognome, nessuna foto.
Ho capito perché mi sentivo spaccata. Non ero in crisi, ero su una soglia. Avere un nome per quello che stavo attraversando ha fatto più di molte sedute messe insieme.
La mappa degli otto percorsi, per me, non è stata un catalogo. È stata uno specchio ordinato. Mi sono riconosciuto tra i percorsi prima ancora di sceglierne uno.
Ho aperto l'HDPA per curiosità, pensavo fosse il solito test. Ho chiuso il browser con la sensazione di essere stata presa sul serio. Anche solo da fuori si capisce che qualcuno ci ha pensato a lungo.
Il lancio dei pilota è previsto prima dell'estate. Gratuito, su invito. Piccoli gruppi da otto persone, conosciute o segnalate. Lavoreremo insieme, raccoglieremo feedback, aggiusteremo ciò che va aggiustato. Sono programmi di sviluppo e di empowerment che integrano apprendimento umano e machine learning. Roba seria, pensata con cura.
Non sto cambiando lavoro. Sto integrando. Le richieste che mi arrivano da anni sono concrete, e questi programmi nascono esattamente da quelle. Sono la risposta che mancava.
Non sto ancora aprendo le candidature. Quando aprirò, lo dirò nello stesso momento su tutti i canali che seguo. Nessuna lista segreta, nessun first-come. Solo l'invito a restare vicini.
Una finestra che si apre su un momento storico preciso. Attraversarla ha senso ora.
Il mashup umano e AI, curato da Giuseppe, li tiene allineati a quello che le persone chiedono davvero, anno dopo anno.
Gli assessment sono già pronti. I pilota dei percorsi partiranno a breve, su invito, in piccoli gruppi. Per ora, basta seguirmi nei luoghi in cui scrivo, ragiono e annuncio.
Non so se Humanev sarà la cosa più grande che farò nella mia carriera. So che è la cosa più coerente. Con quello che penso da quindici anni. Con quello che vedo nei miei studi. Con quello che la scienza del comportamento ci dice ogni giorno sui limiti e sulla plasticità della natura umana.
Ho scelto di costruirlo con persone che stimo, con il rigore tecnico di chi non ha mai barato con la scienza, con l'ambizione dichiarata di renderlo accessibile. Ho costruito l'infrastruttura che volevo da anni, quella che, quando il cambiamento diventa caos, serve davvero: tra digitale e presenza fisica viva, tra pratica clinica e machine learning. Di certe soglie è meglio non restare soli quando le si attraversa. E di certe missioni, nessuno può farle davvero da solo.
Questa è la mia versione del racconto. Giuseppe Cuccu la confermerà e la arricchirà in un paper scientifico a doppia firma, che stiamo scrivendo insieme e che uscirà nei prossimi mesi. Per correttezza e per dovere: senza Giuseppe, e senza Claude Code, Humanev non avrebbe la spina dorsale tecnologica che ha. Il resto, per quello che vale, è di chi l'ha scritto.
Da quindici anni accompagna persone e organizzazioni nei momenti di trasformazione. Psicoterapia sistemico-strategica, coaching ontologico-trasformazionale, assessment psicometrico, consulenza di sviluppo. Fondatore di Humanev®.
Ricerca all'IDSIA di Lugano, dottorato in machine learning all'Università di Friburgo, due Best Paper Award in venue internazionali. Oggi guida la consulenza in Exin.ai. Per Humanev è il consulente scientifico sulla parte AI e machine learning: supervisiona l'architettura dei modelli, le scelte algoritmiche, la pipeline che aggiorna i programmi sulla base del feedback reale e i sistemi di misura che rendono verificabile il lavoro clinico.