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EMDR e coaching: come sbloccare i pattern emotivi che limitano la performance professionale

Davide Etzi — Behavioral Scientist · Psicoterapeuta 17 Ottobre 2024 8 min di lettura
EMDR e coaching: come sbloccare i pattern emotivi che limitano la performance professionale
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C'è una categoria di blocchi professionali che non risponde né alla formazione né al coaching tradizionale. Sono quelli radicati a livello emotivo — pattern antichi, installati da esperienze significative del passato, che continuano a guidare comportamenti nel presente senza che la persona ne sia pienamente consapevole. Per questi, l'EMDR integrato al coaching è spesso lo strumento più efficace.

Nel mio lavoro con professionisti e manager, incontro frequentemente persone estremamente competenti che si scontrano con un limite che non riescono a spiegare razionalmente: il brillante dirigente che va in blocco nelle presentazioni pubbliche. Il manager capace che procrastina sistematicamente le decisioni difficili. Il professionista di talento che sabota inconsapevolmente le proprie opportunità di avanzamento proprio quando stanno per concretizzarsi.

Questi non sono problemi di competenza. Sono pattern emotivi — risposte automatiche radicate in esperienze passate che il sistema nervoso ha codificato come "minaccia" e che continua ad attivare ogni volta che la situazione presente somiglia, anche vagamente, a quella originale.

Come i pattern emotivi si formano e perché persistono

Il cervello è una macchina predittiva. Ogni esperienza emotivamente significativa — soprattutto quelle negative — viene archiviata con le sue coordinate sensoriali, emotive e cognitive: come ci si sentiva, cosa si pensava, cosa stava succedendo intorno. Questa archiviazione permette al cervello di riconoscere situazioni simili in futuro e di prepararsi in anticipo.

Il problema nasce quando l'archiviazione avviene in modo "non adattivo" — quando l'esperienza viene congelata con tutta la sua carica emotiva originale, senza essere integrata nella narrativa evolutiva della persona. Il risultato è che situazioni del presente innocue — una critica del capo, una riunione difficile, una valutazione di performance — attivano risposte emotive sproporzionate, perché il cervello le sta leggendo attraverso il filtro di esperienze passate mai elaborate.

"Il passato non passa mai davvero, finché non viene elaborato. E ciò che non è stato elaborato continua a guidare le nostre reazioni nel presente, anche quando non lo vogliamo e non lo sappiamo." — Davide Etzi

L'integrazione EMDR-Coaching: come funziona

Il protocollo che utilizzo integra due fasi distinte ma complementari. Nella prima, usiamo l'EMDR per identificare e rielaborare le memorie-radice dei blocchi — le esperienze originali che hanno installato il pattern limitante. L'obiettivo non è dimenticare, ma de-attivare la carica emotiva che rende quell'esperienza ancora influente nel presente.

Nella seconda fase, utilizziamo il coaching per costruire attivamente i nuovi pattern comportamentali che prendono il posto di quelli vecchi. Una volta che il blocco emotivo è stato allentato, il coaching diventa molto più efficace: la persona può finalmente accedere alle risorse cognitive e comportamentali che aveva, ma a cui il pattern limitante impediva di arrivare.

L'integrazione EMDR-Coaching non è adatta a tutti i percorsi, né a tutti i momenti. Ma per quei blocchi che la formazione e il coaching tradizionale non riescono a scalfire, rappresenta spesso la svolta che cambia tutto.

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Davide Etzi
Behavioral Scientist · Psicologo · Psicoterapeuta

Fondatore di HUMANEV®. Si occupa di assessment psicometrico, coaching esecutivo, psicoterapia sistemico-strategica e supporto alle neurodivergenze. Roma e online.

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